30.9.14

Sweatshop - dødsbillig mote: il docu-reality norvegese sul fast fashion

Il post che segue l'ha scritto Chiara Dondi che già conosciamo perché c'ha parlato del Fashion Revolution Day qualche tempo fa qui su The Slow Catwalk. Vi invito a leggerlo con attenzione e a guardare i link proposti dall'articolo perché scoprirete cose molto interessanti sul sistema fast fashion.
Chiara oltre ad essere una mia amica è, come ama definirsi, una "copywriter, mamma, pasionaria del fairtrade e collezionista di belle storie" e la potete seguire sul suo sito e sul suo profilo Twitter

The following article has been written by Chiara Dondi (that we already know thanks to this post) and deals about the Norwegian web series Sweatshop - dødsbillig mote, where three fashion bloggers were put to work in a textile factory in Cambodia getting in contact with the working conditions of underpaid and burden workers. This is what means a cheap t-shirt you can easily buy in every fast fashion chains of your city.
If you would like to take a look to this interesting web series follow the links:


Sweatshop-dødsbilligmote(in Norwergian with Spanish subtitles)

And here you find other infos about Cambodian garment workers' contidions.

And finally if you'd like to follow Chiara you can find her on her web site and on Twitter waiting for her new articles to come here on The Slow Catwalk.



"Prendete 3 fashion blogger norvegesi, giovani, carini e tremendamente cool e trasmigrateli in Cambogia, tra le vite dei lavoratori degli sweatshop, gli inferni del tessile, le fabbriche in cui vengono realizzati gli abiti dei loro marchi preferiti.


Fateli andare nelle case (se così si possono chiamare) di ragazze della loro età che da metà della vita lavorano 10 ore al giorno per produrre t-shirt che non potrebbero mai permettersi di comprare.
Metteteli a una macchina per cucire, dall'alba a notte, tra centinaia di persone che lavorano senza sosta, per uno stipendio che non arriva neppure a un quarto del necessario.
Ecco, tutto questo non è il peggior incubo di un fashion blogger e neppure una pena del contrappasso escogitata da un volontario del commercio equo e solidale, ma è un progetto video, sotto forma di reality show, voluto e prodotto dal più importante quotidiano norvegese, l'Aftenpost. Il titolo di questa serie web costruita con veloci puntate di circa 10-15 minuti è Sweatshop - dødsbilligmote, due espressioni, una inglese, l'altra norvegese, che in italiano si possono tradurre con Fabbriche sfruttatrici (sweatshop) – il prezzo mortale della moda (più letteralmente sarebbe una cosa tipo: moda mortale a buon mercato).
Questo reality-documentario ha lo scopo di far conoscere ai fashion-addicted l'oscura realtà che si nasconde nei vestiti delle grandi catene del fast fashion, facendo condividere ai tre ragazzi la vita dei loro coetanei cambogiani, impiegati nelle fabbriche che producono per i grandi marchi del fast fashion.


Il risultato è molto interessante, anche se i tre sembrano veramente cadere dalle nuvole, come se da tutta la vita gli avessero detto che i loro vestiti vengono cuciti da piccole sartine felici, in pagode color salmone e se ne escono con commenti imbarazzanti del tipo: "Oh cielo la loro casa è grande quanto il mio bagno", oppure "Davvero hai solo questi? (inteso vestiti)".
Insomma, tra una ingenuità e l'altra i tre fanno la scoperta di un mondo assurdamente ingiusto, un mondo al rovescio, in cui la fatica, le ore e la durezza del lavoro sono inversamente proporzionali al loro costo. Basti dire che il salario minimo di un operaio del tessile è di 100 dollari al mese, un quarto di quanto è stimato necessario per sopravvivere.
In Norvegia Sweatshop ha suscitato molte discussioni ed ha avuto recensioni entusiastiche per il suo valore culturale e sociale, trattato con un format e un linguaggio vicini alle persone in particolare ai più giovani.

Sul sito di Aftenpost è possibile vedere le puntate del reality (sono in norvegese, ma hanno anche comprensibilissimi sottotitoli in spagnolo). Voi che ne pensate?"

8 commenti:

  1. Penso che argomenti del genere andrebbero affrontanti molto più di come e quanto già succede, che è giusto far sapere e svegliare tutte quelle persone che credono davvero alla storia delle piccole sarte felici! Grazie per averlo condiviso con noi!
    Un abbraccio
    Life, Laugh, Love and Lulu

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  2. Sempre molto interessante.. Lo condivido sulla pagina di Zucchero Amaro :)
    Grazie ad entrambe :)

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  3. Stasera me lo leggo con la dovuta calma cercando anche di approfondire. grazie

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    1. Grazie a te Enrica:) Sono sicura che ti interesserà!

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  4. Tempo ho visto anche io, su ra5, una serie molto simile.
    Sarebbe ora di sensibilizzare il più possibile sul vero prezzo del fast fashion.

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    1. Ricordo anch'io la serie di cui parli. E sono d'accordo con te!

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