28.10.14

Block printing per iniziare un viaggio alla scoperta delle antiche tecniche decorative su stoffa

Il post che segue l'ha scritto Chiara Dondi che già conosciamo perché c'ha parlato del Fashion Revolution Day qualche tempo fa qui su The Slow Catwalk e del docu-reality norvegese Sweatshop - dødsbillig mote sul fast fashion. Stavolta Chiara ci fa iniziare un viaggio alla scoperta di colori e artigiani lontani. 

(Chiara oltre ad essere una mia amica è, come ama definirsi, una "copywriter, mamma, pasionaria del fairtrade e collezionista di belle storie" e la potete seguire sul suo sito e sul suo profilo Twitter).

The following article has been written by Chiara Dondi (that we already know thanks to this post about the Fashion Revolution Day and this one regarding the Norwegian docu-reality Sweatshop - dødsbillig mote about fast fashion).
Chiara will show us some fabric decorating and painting techniques starting with this post about the probably most old way of printing patterns on fabbric: the block printing

This technique can be realized using wooden stamps and dyes and was developed in ancient times in Japan, China and India where it has been inspired by mughal miniatures. 
It's a quite simple technique that we can reproduce at home, for example with children like she did, using basic tools and materials like potatoes in place of  wooden stamps.
You have to draw the pattern on the paper then copy it on a structure (made of wood, for example) and start engraving it. Then you soak the stamp in dyes and impress the pattern on the fabric.

So waiting for Chiara's new articles to come here on The Slow Catwalk you can find her on her web site and on Twitter.

"Iniziamo un viaggio intorno al mondo attraverso tecniche decorative antiche e tradizionali, che raccontano storie lontane, per trovare ispirazione, scoprire metodi a basso impatto ambientale e lasciarsi trasportare dalle immagini di artigiani lontani.

E' forse il più antico metodo di stampa su tessuto ed è usato ancora oggi con risultati suggestivi. Ha il cuore artigianale ma permette di riprodurre più e più volte lo stesso soggetto. Ha le sue origini tra India, Giappone e Cina, ma con alcuni trucchetti lo potete realizzare anche voi a casa con grande soddisfazione!
E' il block printing, tecnica di stampa su tessuto o carta che si realizza con timbri di legno o altri materiali rigidi e colore.
In Rajastan già nel XII secolo veniva utilizzato per decorare i tessuti e i tendaggi dei baldacchini della nobiltà, ma solo qualche secolo più tardi la produzione crebbe su larga scala e si formarono scuole e gruppi di artigiani specializzati che resero famosi i classici disegni floreali stilizzati, ispirati alle miniature moghul  che ancora oggi associamo all'India.



Il procedimento è molto semplice: dopo aver creato un disegno su carta, lo si riporta sul supporto da intagliare (in India prevalentemente blocchetti di legno di tek). Il disegno viene portato a rilievo scavando tutto intorno, con grande attenzione ai più piccoli dettagli. A questo punto viene passato un rullo imbevuto di colore sullo stampo che viene poi impresso sul tessuto o sulla carta, in serie fisse e continue oppure in modo libero, in base al risultato da ottenere.



Se volete provarlo a casa, magari con i bambini, ci sono varie possibilità: potete intagliare un semplice disegno utilizzando come base la sagoma una gomma da cancellare, un tappo di sughero oppure scavare la classica patata. Per intagliare, lo strumento migliore è una sgorbia, ne trovate di varie misure e prezzi nei negozi di belle arti, ma con le patate va benissimo anche un coltello affilato, guardate qui.
Se non ve la sentite di intagliare, una simpatica e veloce alternativa è quella di avvolgere attorno a un blocchetto di legno una corda ottenendo così strisce a rilievo, ecco alcuni esempi di questo metodo.



E per il colore? Si possono usare acrilici o colori per tessuto, a seconda di dove si vuole stampare, per preparare il colore potete utilizzare anche la custodia vuota di un cd


Con il mio bimbo di tre anni io ho fatto il block printing più semplice del mondo: ho modellato a forma di cuore la base di un rotolo vuoto di carta igienica e lui lo intingeva nei colori a dita, poi lo imprimeva su un grande foglio di carta. E voila!"

Photo credit.

24.10.14

The Not Perfect Collection ♥

Eccola la Not Perfect Collection ancora in divenire perché si aggiungeranno cose nuove man mano che me le invento!
Le lane che ho usato sono tutte sostenibili, vintage (trovate nei mercatini) o riciclate da vecchi indumenti.
E sappiate che qui niente è perfetto perché è tutto fatto a mano:)
Spero vi piaccia ♥
Trovate tutto su The Slow Catwalk Handmade.

Here we are with the Not Perfect Collection!
I've made everything using organic, vintage and repurposed yarn.
That's why this collection is full of one of a kind items. 
And remember that nothing here is perfect because everything is handmade:) 
On The Slow Catwalk Handmade.

Super chunky cowl.


Maxi scarf.

Baby bonnets made with untreated sheep wool.

Sky blue mittens.

Baby diaper covers.

Knitted cache coeur.

Green wrist warmers.

Headband made with organic wool.

Crochet hat made with camel yarn.

Pink crochet mittens.



3.10.14

The Slow Catwalk Handmade Not Perfect Collection: a little preview

 A little preview of my new winter "Not Perfect" collection. It's a quite slow process completely in tune with my life right now and I love this slowness. I'm not in a hurry.
Almost everything has been and will be made using repurposed wool so for the most part they are one of a kind pieces but I will knit also some reproducible pieces with sustainable wool.
I've realized that almost all of the repurposed wool has been given to me by very old ladies like great-aunts and grandmothers so I'm wandering if it's so uncommon for young (and still young) people to recycle the wool of old sweaters we don't use anymore. I usually dress myself and my family with secondhand garments so when it happens that somebody give me something that I'm sure I will never use because I simply don't like it, I'm still very happy 'cause I know I will probably reuse the fabric and I will definitely recycle the wool.
Never forget that repurposing wool can be very cool (like Gridjunky teaches)!
And what about you? Have you ever repurposed some wool to make something new?

Ecco una piccola anteprima della mia "Not Perfect" collezione per quest'inverno. Quasi tutto sarà fatto con lane riciclate e quindi ci saranno per lo più pezzi unici. Per alcune cose invece userò lane ecologiche e penso che anche quest'anno mi indirizzerò molto verso la lana d'alpaca che amo profondamente.
Ho ricevuto la maggior parte delle lane riciclate da vecchie signore come nonne e zie mentre noto che è parecchio raro trovare gente della mia età che riutilizza la lana da vecchi maglioni invece di comprarla. E' un peccato perché credo che ognuno di noi abbia almeno un maglione bruttino che non porta da anni ma che tiene in armadio forse proprio per la buona qualità della sua lana. Disfarlo e trovarsi con qualche gomitolo gratis non è cosa difficile per chi ama stare in mezzo a fili e lane:) Vi ricordate di Gridjunky e delle sue perfette creazioni in lana riciclata?
E qualcuno di voi usa mai tessuti o lane riciclate per le sue creazioni?

A bunch of mittens.

Hats made with camel yarn and mohair.


Necklaces in plenty.

Cashmere mittens and Russian books ♥


Wear No Evil by Greata Eagan which I highly recommend.


30.9.14

Sweatshop - dødsbillig mote: il docu-reality norvegese sul fast fashion

Il post che segue l'ha scritto Chiara Dondi che già conosciamo perché c'ha parlato del Fashion Revolution Day qualche tempo fa qui su The Slow Catwalk. Vi invito a leggerlo con attenzione e a guardare i link proposti dall'articolo perché scoprirete cose molto interessanti sul sistema fast fashion.
Chiara oltre ad essere una mia amica è, come ama definirsi, una "copywriter, mamma, pasionaria del fairtrade e collezionista di belle storie" e la potete seguire sul suo sito e sul suo profilo Twitter

The following article has been written by Chiara Dondi (that we already know thanks to this post) and deals about the Norwegian web series Sweatshop - dødsbillig mote, where three fashion bloggers were put to work in a textile factory in Cambodia getting in contact with the working conditions of underpaid and burden workers. This is what means a cheap t-shirt you can easily buy in every fast fashion chains of your city.
If you would like to take a look to this interesting web series follow the links:


Sweatshop-dødsbilligmote(in Norwergian with Spanish subtitles)

And here you find other infos about Cambodian garment workers' contidions.

And finally if you'd like to follow Chiara you can find her on her web site and on Twitter waiting for her new articles to come here on The Slow Catwalk.



"Prendete 3 fashion blogger norvegesi, giovani, carini e tremendamente cool e trasmigrateli in Cambogia, tra le vite dei lavoratori degli sweatshop, gli inferni del tessile, le fabbriche in cui vengono realizzati gli abiti dei loro marchi preferiti.


Fateli andare nelle case (se così si possono chiamare) di ragazze della loro età che da metà della vita lavorano 10 ore al giorno per produrre t-shirt che non potrebbero mai permettersi di comprare.
Metteteli a una macchina per cucire, dall'alba a notte, tra centinaia di persone che lavorano senza sosta, per uno stipendio che non arriva neppure a un quarto del necessario.
Ecco, tutto questo non è il peggior incubo di un fashion blogger e neppure una pena del contrappasso escogitata da un volontario del commercio equo e solidale, ma è un progetto video, sotto forma di reality show, voluto e prodotto dal più importante quotidiano norvegese, l'Aftenpost. Il titolo di questa serie web costruita con veloci puntate di circa 10-15 minuti è Sweatshop - dødsbilligmote, due espressioni, una inglese, l'altra norvegese, che in italiano si possono tradurre con Fabbriche sfruttatrici (sweatshop) – il prezzo mortale della moda (più letteralmente sarebbe una cosa tipo: moda mortale a buon mercato).
Questo reality-documentario ha lo scopo di far conoscere ai fashion-addicted l'oscura realtà che si nasconde nei vestiti delle grandi catene del fast fashion, facendo condividere ai tre ragazzi la vita dei loro coetanei cambogiani, impiegati nelle fabbriche che producono per i grandi marchi del fast fashion.


Il risultato è molto interessante, anche se i tre sembrano veramente cadere dalle nuvole, come se da tutta la vita gli avessero detto che i loro vestiti vengono cuciti da piccole sartine felici, in pagode color salmone e se ne escono con commenti imbarazzanti del tipo: "Oh cielo la loro casa è grande quanto il mio bagno", oppure "Davvero hai solo questi? (inteso vestiti)".
Insomma, tra una ingenuità e l'altra i tre fanno la scoperta di un mondo assurdamente ingiusto, un mondo al rovescio, in cui la fatica, le ore e la durezza del lavoro sono inversamente proporzionali al loro costo. Basti dire che il salario minimo di un operaio del tessile è di 100 dollari al mese, un quarto di quanto è stimato necessario per sopravvivere.
In Norvegia Sweatshop ha suscitato molte discussioni ed ha avuto recensioni entusiastiche per il suo valore culturale e sociale, trattato con un format e un linguaggio vicini alle persone in particolare ai più giovani.

Sul sito di Aftenpost è possibile vedere le puntate del reality (sono in norvegese, ma hanno anche comprensibilissimi sottotitoli in spagnolo). Voi che ne pensate?"

25.9.14

WindWard new collection

E' uscita la nuova collezione di WindWard di cui in passato ho già parlato qui.
Anche sta volta minimalismo e semplicità di disegni e forme: quindi adoro!
Le cose che fa Inge sono altamente sostenibili dato che utilizza solo tessuti di cotone organico e canapa e l'inchiostro utilizzato per le stampe originali è atossico e a base d'acqua.

And here we are the new collection of WindWard!
Inge, the designer behind this brand, works only with sustainable fabric like hemp and organic cotton and the ink she uses to print the textile, is non-toxic and water based.
Once again I totally love the semplicity and minimalism of the design and I personally can vouch for the super high quality of these items since I own one of Inge's lovely purses:)